Per poter usare uno strumento bisogna sapere che esiste… (Leggi tutto)

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23 marzo 2010 – Corso Comunicazione efficace a Faenza… (Leggi tutto)

 

  

  

     mandela_lastINVICTUS, MANDELA, IL TEAM COACHING E LA LEADERSHIP VISIONARIA.

Chi ha visto INVICTUS? È il film di Clint Eastwood che, forse per bilanciare i vari tenenti Callaghan “ammazza tutto”, dedica una pellicola poetica e potente ad uno dei più grandi leader del nostro tempo: Nelson Mandela.

In questo film si toccano con mano alcune caratteristiche dei veri leader.

Il leader guida con l’esempio: Mandela fu il primo ad abbassarsi lo stipendio di capo di stato in un Sudafrica che viveva una forte crisi economica.

Il leader porta entusiasmo al proprio team: Mandela non amava particolarmente il rugby, (come la maggior parte dei neri sudafricani era più appassionato di calcio) ma si lasciò incuriosire da questo sport “diverso dal suo mondo”, fino a diventarne entusiasta sostenitore.

Il leader è tenace: sa che ci vuole pazienza e costanza per arrivare al risultato, non molla alle prime difficoltà, e lui nei suoi 27 anni di prigionia ha dimostrato quanto ha saputo essere tenace.

Il leader è umile: e in questo dimostra sempre intelligenza, l’intelligenza di chi sa di non sapere, e che in questo modo si dispone ad accogliere i contributi di tutte le persone del suo team, senza avere mai l’atteggiamento insofferente del “professorino so-tutto-io”.

C’è una caratteristica dei leader che a mio avviso fa la differenza tra un buon leader e un grande leader: un buon leader porta la squadra a raggiungere un risultato tra quelli possibili, un grande leader non solo porta il team a raggiungere un risultato ritenuto impossibile, ma crea la realtà entro la quale questo risultato è concepibile.

Il leader visionario ha proprio questa come caratteristica principale: “vedere oltre”.

Il leader visionario sa che c’è di più di quello che si può chiamare “realtà”, “contesto”, “congiuntura”, “buon senso” e non ha paura di cercare quello che non esiste (ancora).

I grandi leader non si accontentano di fare il meglio che possono nel mondo dove si trovano, sfidano il mondo che tutti percepiscono come “reale e possibile” per gettare i presupposti per una realtà talmente migliore da essere ritenuta dai più “impossibile”.

Il concetto è molto più semplice di quello che può sembrare: trovo solo quello che cerco e cerco solo quello che penso esista.

Finchè penso che “non si può fare” allora non cercherò nessuna strada per farlo.

Nel film si vede una scena dove Mandela impone ai suoi fedelissimi di essere diversi dai bianchi sudafricani, di non fare l’Apartheid al contrario, di non cercare facili vendette o rivalse ma di accettare dei bianchi, insieme ai neri nella guardia del corpo presidenziale.

Un esempio per tutti, ma anche un nuovo paradigma, una nuova realtà che diventa possibile nel momento stesso in cui si smette di considerarla impossibile.

Mandela chiede ai suoi di usare uno strumento potente e liberatorio come il perdono, che apre a nuove e superiori possibilità.

Tutti coloro che hanno saputo fare questo (mi vengono in mente Gandhi, Martin Luther King, Ibrahim Rugova, Oscar Romero) hanno creato nuovi mondi, hanno dato vita al sogno, alla visione che era in loro.

Per riuscire in questo il leader deve avere quelle caratteristiche comuni anche ai bravi team coach: credere nelle potenzialità della propria squadra e saper fare emergere il valore che ognuno può esprimere nella creazione del disegno comune.

Si vede anche questo nel film: Nelson Mandela riesce a fare attribuire nuovi significati a vecchi riti (le partite di rugby).flags_of_South-Africa

Per realizzare questo, coinvolge il capitano della nazionale e gli fa capire che non si tratta più solo di “fare dello sport”, ma si tratta di trasmettere un’idea di un nuovo mondo. Si tratta  di conoscere e fare conoscere una nuova realtà: un nuovo paese dove bianchi e neri vivono in pace.

Il team coach efficace sa sposare la vision del leader e portarla al team, sapendo cogliere gli schemi di pensiero che limitano la squadra e sapendo agire per far aprire le menti a nuove e migliori possibilità.

Il team coach efficace sa credere fino in fondo nella bellezza della vision, nella forza del team, nel valore di ogni suo componente e sa come agire per portare il team in questo “nuovo mondo”.

Fare questo è senza dubbio impegnativo, lo è per il leader, lo è per il team coach, lo è anche per il componente del team, che viene coinvolto in un processo di crescita e di apertura a nuovi scenari che gli richiede di essere leader di se stesso prima di tutto.

Per sostenersi in questo compito  Nelson Mandela recitava ogni giorno, la poesia del poeta W. E. Henley (Invictus appunto) per ricordarsi che, a dispetto di ogni ostacolo che possiamo dover affrontare, essere protagonisti della propria vita non è un caso, è una SCELTA.

INVICTUS di William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque Dio esista
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima.

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Giovedì 18 febbraio presso la sala delle associazioni in via Laderchi 3/a a Faenza dalle 20.30 alle 22.30 circa parleremo di COMUNICAZIONE EFFICACE.

Quando la comunicazione si può definire “efficace”?

Quando raggiunge l’obiettivo; e l’obiettivo è quello di riuscire a trasmettere un concetto, un’idea, un punto di vista a qualcuno.

A tutti capita di avere situazioni e persone con le quali ci si capisce al volo e altri decisamente meno facili

Qualcuno pensa che sia il caso, ma chi ci ha studiato sopra ha scoperto cose diverse…(leggi qui)

Come famigliari di persone con problemi di salute mentale sappiamo bene quanto è importante la comunicazione.

Sappiamo bene quanto dire o non dire una cosa, e dirla in un certo modo cambia completamente la situazione, lo svolgersi degli eventi.

Riuscire a far passare un concetto in una certa situazione può cambiare la situazione stessa: ad esempio riuscire a vedere un momento di difficoltà come un momento di crescita può essere di estremo aiuto nell’atteggiamento con il quale si vive, e poi si affronta, quel frangente specifico.

E questa è una cosa che può servire a tutti, tutti i giorni e in tutte le situazioni, sul lavoro con un collega o un capo “ostico”, con gli amici, con il vigile che ci vuole fare la multa…

Comunicare in modo efficace prevede anzitutto una presa di responsabilità: da chi dipende il fatto che la mia comunicazione raggiunga lo scopo?

Sono gli altri che non mi capiscono o sono io che non sono ancora riuscito a farmi capire?

Perché, se dipende dagli altri, io ci posso fare molto poco, mentre se decido che dipende da me devo fare qualcosa di diverso se voglio ottenere qualcosa di diverso… posso acquisire nuovi strumenti, nuovi punti di vista sulla situazione che mi diano nuove chance di raggiungere un risultato più vicino a quello che desidero.

Questo è un primo passo verso la comunicazione efficace, rendersi conto che il modo nel quale agirò cambierà la situazione, e accettare la nostra responsabilità di poter ottenere risultati diversi facendo cose diverse, in modo diverso.

Ma qual è questo modo che “funziona meglio”?

Per fare questo passaggio ci serve capire che ognuno di noi ha il suo “punto di vista”, la sua “mappa del mondo” e che non esiste un solo modo per dire le cose in modo efficace, ne esistono tanti quante sono le persone a cui ci rivolgiamo.

Infatti ognuno dei nostri interlocutori ci “interpreterà” secondo “la sua mappa del mondo”, dando un significato diverso a ciò che diciamo a seconda di “come la vede”.

Capire che se i risultati che otteniamo non sono quelli che desideriamo dobbiamo cambiare qualcosa NOI nella nostra comunicazione è già un grande passo.

Capire come farlo è  il successivo, per il quale possiamo semplicemente guardarci intorno e notare come ogni persona stia mostrando in quello che fa, e in quello che dice, come è fatta “la sua mappa”.

Se vogliamo capire gli altri e farci capire è sufficiente sapere cosa notare di quello che viene detto e fatto dal nostro interlocutore e risalire tramite ciò alla sua “mappa”.

Con un po’ di esperienza derivante da un esercizio quotidiano, possiamo riuscire a capire e a farci capire da qualsiasi mappa incontriamo, c’è un solo requisito essenziale: che ci adoperiamo direttamente, che ci mettiamo in gioco.

Essere dei bravi comunicatori non ha tanto a che fare con la nostra abilità oratoria, ma piuttosto con quello che riusciamo a cogliere della situazione e con la nostra volontà di agire in modo diverso per ottenere risultati diversi…

Più ci eserciteremo e più ci renderemo conto che molto dipende da noi, e che, con un po’ di conoscenza in più e un sano allenamento possiamo facilmente sviluppare le qualità che ci servono per raggiungere i risultati di comunicazione che desideriamo.

Durante la serata conosceremo strumenti per migliorare la nostra comunicazione e li potremo sperimentare fin da subito in modo che diventi più facile renderli automatici nella vita di tutti i giorni.

La serata è gratuita per gli associati di Porte Aperte e agli altri viene richiesto un libero contributo per l’associazione.

 Cos’ha detto il premio Nobel Robert Solow a Bologna?

 

 

     La salute mentale è una cosa che riguarda tutti, un obiettivo per tutti, proprio come lo è la salute fisica (continua qui)