Giovedì 18 febbraio presso la sala delle associazioni in via Laderchi 3/a a Faenza dalle 20.30 alle 22.30 circa parleremo di COMUNICAZIONE EFFICACE.

Quando la comunicazione si può definire “efficace”?

Quando raggiunge l’obiettivo; e l’obiettivo è quello di riuscire a trasmettere un concetto, un’idea, un punto di vista a qualcuno.

A tutti capita di avere situazioni e persone con le quali ci si capisce al volo e altri decisamente meno facili

Qualcuno pensa che sia il caso, ma chi ci ha studiato sopra ha scoperto cose diverse…(leggi qui)

Come famigliari di persone con problemi di salute mentale sappiamo bene quanto è importante la comunicazione.

Sappiamo bene quanto dire o non dire una cosa, e dirla in un certo modo cambia completamente la situazione, lo svolgersi degli eventi.

Riuscire a far passare un concetto in una certa situazione può cambiare la situazione stessa: ad esempio riuscire a vedere un momento di difficoltà come un momento di crescita può essere di estremo aiuto nell’atteggiamento con il quale si vive, e poi si affronta, quel frangente specifico.

E questa è una cosa che può servire a tutti, tutti i giorni e in tutte le situazioni, sul lavoro con un collega o un capo “ostico”, con gli amici, con il vigile che ci vuole fare la multa…

Comunicare in modo efficace prevede anzitutto una presa di responsabilità: da chi dipende il fatto che la mia comunicazione raggiunga lo scopo?

Sono gli altri che non mi capiscono o sono io che non sono ancora riuscito a farmi capire?

Perché, se dipende dagli altri, io ci posso fare molto poco, mentre se decido che dipende da me devo fare qualcosa di diverso se voglio ottenere qualcosa di diverso… posso acquisire nuovi strumenti, nuovi punti di vista sulla situazione che mi diano nuove chance di raggiungere un risultato più vicino a quello che desidero.

Questo è un primo passo verso la comunicazione efficace, rendersi conto che il modo nel quale agirò cambierà la situazione, e accettare la nostra responsabilità di poter ottenere risultati diversi facendo cose diverse, in modo diverso.

Ma qual è questo modo che “funziona meglio”?

Per fare questo passaggio ci serve capire che ognuno di noi ha il suo “punto di vista”, la sua “mappa del mondo” e che non esiste un solo modo per dire le cose in modo efficace, ne esistono tanti quante sono le persone a cui ci rivolgiamo.

Infatti ognuno dei nostri interlocutori ci “interpreterà” secondo “la sua mappa del mondo”, dando un significato diverso a ciò che diciamo a seconda di “come la vede”.

Capire che se i risultati che otteniamo non sono quelli che desideriamo dobbiamo cambiare qualcosa NOI nella nostra comunicazione è già un grande passo.

Capire come farlo è  il successivo, per il quale possiamo semplicemente guardarci intorno e notare come ogni persona stia mostrando in quello che fa, e in quello che dice, come è fatta “la sua mappa”.

Se vogliamo capire gli altri e farci capire è sufficiente sapere cosa notare di quello che viene detto e fatto dal nostro interlocutore e risalire tramite ciò alla sua “mappa”.

Con un po’ di esperienza derivante da un esercizio quotidiano, possiamo riuscire a capire e a farci capire da qualsiasi mappa incontriamo, c’è un solo requisito essenziale: che ci adoperiamo direttamente, che ci mettiamo in gioco.

Essere dei bravi comunicatori non ha tanto a che fare con la nostra abilità oratoria, ma piuttosto con quello che riusciamo a cogliere della situazione e con la nostra volontà di agire in modo diverso per ottenere risultati diversi…

Più ci eserciteremo e più ci renderemo conto che molto dipende da noi, e che, con un po’ di conoscenza in più e un sano allenamento possiamo facilmente sviluppare le qualità che ci servono per raggiungere i risultati di comunicazione che desideriamo.

Durante la serata conosceremo strumenti per migliorare la nostra comunicazione e li potremo sperimentare fin da subito in modo che diventi più facile renderli automatici nella vita di tutti i giorni.

La serata è gratuita per gli associati di Porte Aperte e agli altri viene richiesto un libero contributo per l’associazione.

“Mi sento le mani legate!”

Questa è una buona metafora, spesso utilizzata anche nel linguaggio comune per rendere l’idea.

Se mi racconti una buona metafora io riesco a capire meglio un concetto.

Ma se la metafora me la fai VIVERE allora il concetto non solo lo capisco, ma ci sono dentro, lo VIVO!

Questo è quello che si fa ogni volta che si fa formazione esperienziale, ovvero che si trova il modo di fare sperimentare alle persone i concetti, non solo di spiegarglieli.

 

L’estate è il periodo migliore per far diventare la formazione esperienziale formazione outdoor, potendo vivere all’aria aperta ciò che normalmente si cerca di trasmettere nelle aule.

L’obiettivo diventa creare situazioni dove le persone si mettano in gioco, e giocando possano sperimentare, fare, vivere concetti a loro molto familiari e quotidiani in contesti diversi dal solito, uscendo dalla solita realtà, e favorendo approcci e punti di vista più “creativi” che magari non vengono ispirati dall’ “ordinario”.

Cosa diversa è dire a una persona: “ti devi fidare dei tuoi colleghi e devi dare a loro fiducia” o piuttosto fargli sperimentare cosa vuol dire fidarsi e cosa vuol dire dare fiducia agli altri.

 

Quando si è bendati e ci si affida completamente (in situazioni a diverso impatto emotivo a seconda del caso) ai propri colleghi, si capisce cosa vuol dire veramente fidarsi, e si vede quanto ci si fida degli altri, non solo, si può anche sperimentare quali sono i comportamenti che fanno si che gli altri si fidino di noi e quali invece non aiutano a fidarsi.

 

Si, perché la cosa bella è che gli stessi schemi mentali che usiamo per “giocare” sono quelli che utilizziamo nella vita reale, sul lavoro o nella vita privata.

Quindi questi “giochi” hanno l’obiettivo di farci “uscire allo scoperto” farci vedere cosa facciamo di funzionale al raggiungimento dell’obiettivo (che viene sempre esplicitato nel gioco) e cosa invece non è funzionale ma “ci viene di farlo così”.

 

In queste ultime settimane ho condotto diversi team building in barca a vela, la barca è una metafora straordinaria di come funziona un team/azienda.

Infatti ci sono ruoli prestabiliti, e se la barca vogliamo che vada bene è fondamentale che ognuno faccia il suo ruolo bene, senza interferire in quello degli altri, ma coordinandosi al meglio con gli altri.

 

Ci sono anche codici di comunicazione specifici (come in ogni realtà, ogni team ha il suo linguaggio): in barca ogni cosa ha un nome specifico, ogni azione ha un nome specifico, e spesso il punto forte è che bisogna imparare velocemente una nuova “lingua” per lavorare bene con il proprio team in barca.

La formazione esperienziale ci consente di crescere e di migliorare giocando, e questo non è da sempre il modo in cui i bambini apprendono facilmente?

 

La cosa buona è che ognuno di noi può poi creare i suoi “giochi quotidiani” per sviluppare le sue abilità desiderate… ma di questo parleremo il prossimo mese!

Intanto buona estate a tutti e godetevi ogni momento di sperimentazione e apprendimento che vi capita!