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Maggioranza o “Miglioranza”* (*la mamma dell’eccellenza)

venerdì, gennaio 13th, 2012

In questi giorni di inizio anno assistiamo a un’esplosione di statistiche e dati sui “comportamenti umani”.

Il 95% delle persone rifà sempre gli stessi propositi, il 94% non riguarda più i buoni propositi fino all’anno successivo, il 93%…

Tutto questo è interessante e indicativo di come siamo OGGI, purtroppo, però, spesso diventa anche la condanna a come saremo DOMANI!

Infatti, quando gli psicologi ci sottopongono a test e studiano “la natura umana”, di fatto stanno facendo un’operazione che influisce sull’evoluzione stessa. È la stessa cosa che succede quando “il dottore” dice al “malato” che ha 6 mesi di vita: il più delle volte questo è quello che accade, perché il “malato” ha interiorizzato e accettato l’informazione come vera, e quindi si è programmato per realizzarla.

Di fatto è proprio come programmarsi, decidere che una cosa è vera significa cominciare a valutare tutto ciò che succede alla luce di questa “verità”, fino a farla realizzare.

Se sono convinto di essere simpatico e la gente non ride alle mie battute penserò che è un problema loro e continuerò a dirle fino a quando miglioreranno e/o troverò qualcuno che ride, e questo mi confermerà e rinforzerà il fatto che sono simpatico. Se invece alle prime battute dove nessuno ride penso che “ha ragione mio padre che dice che non sono capace di raccontare le barzellette” allora smetterò di farlo e non diventerò MAI capace.

A questo fenomeno viene dato il nome di “profezia auto avverante”, ma credo che non serva un veggente o uno scienziato per capire che è semplicemente un meccanismo che attuiamo automaticamente dentro di noi e che condiziona pesantemente i nostri risultati…

Il punto è: questo è l’unico modo di vedere le cose? È l’unico approccio?

Quando alcune aziende mi chiedono di fare dei test psicologici per sapere quali sono le caratteristiche del team, di solito rispondo: “Siete più interessati a sapere come siete o a diventare come volete essere?” Noi andiamo nella direzione dove è rivolto lo sguardo, per questo ritengo più utile concentrarsi a capire cosa è possibile in quel 5% di casi di eccellenza piuttosto che vedere cosa fa la maggioranza.

La “miglioranza” è quella piccola quota di eccellenza, sempre presente in ogni situazione, che credo meriti tutte le nostre attenzioni per fare sì che capiamo come viene resa possibile, e poi ci adoperiamo  per replicarla nel modo più facile per noi.

Non tutti potranno diventare dei campioni, ma seguire la ricetta per eccellere ti porta ad usare le tue risorse per essere il meglio di ciò che puoi essere invece di “adeguarti” alla “maggioranza”.

Buon divertimento per il tuo viaggio verso il meglio di te!

Il mio regalo di Natale per Te!

sabato, dicembre 24th, 2011

Correresti a tutta velocità con un’auto che è senz’olio nel motore?

Troppe volte quando mi trovo a tenere corsi in azienda mi accorgo di come manchi completamente l’attenzione al nostro stato d’animo, alla gestione del nostro benessere psico-fisico.

Spesso non siamo consapevoli di come stiamo e continuiamo a correre senza renderci conto che pretendiamo di farlo senza fermarci a mettere la benzina, a controllare l’olio, anche se il motore (il nostro corpo in questo caso) lancia forti segnali d’allarme e di dolore.

Ad esempio il mal di schiena per muscoli troppo tesi o posture non corrette al computer, il mal di testa per una scarsa idratazione o ossigenazione, il mal di stomaco per tensioni varie e questioni emotive “mal digerite”…

Insomma in questo Natale mi sono sentito di voler dare un supporto speciale a chi vuole cambiare questa tendenza, a chi si rende conto che se ci “ascoltiamo” un po’ di più e ci concediamo un po’ più di attenzione riusciremo a lavorare meglio e non solo di più…

Per questo ho registrato un piccolo audio, breve, perché credo che sia meglio fare una pausa breve e non perfetta piuttosto che NON farne una lunga e perfetta…

L’audio lo puoi scaricare gratuitamente (ci metterai circa 3 minuti), ricorda che non funzionerà senza la tua decisione (possibilmente quotidiana) di ascoltarlo nei 6-7 minuti di pausa rigenerativa che deciderai di concederti

Sicuro di aver incrementato le opportunità per migliorare il tuo stato psico fisico ed emozionale, ti auguro di passare un Natale sereno con tutto ciò che desideri che ci sia!

Un abbraccio!

Con affetto,

Paolo

- Clicca qui per scaricare il tuo regalo -

Salute mentale – Lo stigma delle famiglie – Radio Ravegnana Ottobre 2011

martedì, novembre 1st, 2011

Ecco la registrazione della trasmissione di Radio Ravegnana del mese di ottobre 2011:

Il coaching e l’arte di fare la valigia

lunedì, luglio 25th, 2011

In questo periodo estivo in molti ci cimentiamo nell’arte di fare la valigia. Secondo me fare la valigia è un’arte, un’attività che richiede creatività e consapevolezza, per evitare di metterci ore e, al tempo stesso, evitare di non avere quello che ci serve a destinazione. In che modo possiamo essere più efficaci nel fare le valigie?

Mi faccio questa domanda da coach (di me stesso innanzi tutto) e da esperto di PNL. La nostra capacità di guidare la nostra concentrazione (focus) è chiamata in causa per prima.

La domanda che guida il nostro focus in questo frangente è semplicemente: “cosa mi può servire là?”. Diciamo che prevedere, immaginare le condizioni nelle quali ci troveremo aiuta molto a scegliere gli indumenti giusti. ;-)

Questo esercizio di “focalizzazione”, di immaginazione e previsione va però gestito saggiamente, infatti dopo un po’ che continuo a concentrarmi su che cosa mi potrebbe servire sto creando i più incredibili scenari: “e se… piove?” (anche se sto andando alle Maldive) “e se… farà caldo?” “e se… mi sporco?” “e se…”

Estremizzare questo concetto non porta a niente di buono, sono entrato nel loop della “valigia perfetta”, quella che deve prevedere tutto, contenere tutto, che di solito non è mai finita, e non rientra mai nel peso e dimensioni previste!

La focalizzazione su “cosa mi serve” va gestita e contenuta entro limiti di tempo e spazio tali da rendere il risultato interessante: infatti se voglio fare la valigia “perfetta” posso metterci anche due settimane e così rischio di perdere l’aereo! Del resto il nostro cervello se riceve un input procede continuamente nel trovare risposte.

Quindi quello che possiamo fare è decidere anzitutto che tipo di risultato vogliamo (es. una valigia da 15 kg e un bagaglio a mano, il tutto in 1 ora) poi cominciare con ciò che è “indispensabile” (ovvero beauty case, costume per le Maldive e tuta da sci per Canazei d’inverno), poi potrò “allargare il cerchio” inserendo via via quello che “potrebbe servire” ma non è certamente indispensabile.

Fatto questo giro, se avessi ancora posto e tempo, posso continuare a chiedermi “che altro potrebbe servirmi?” e allora posso sbizzarrire la fantasia, immaginando le situazioni più estreme o gli abbigliamenti più estrosi.

In pochi minuti possiamo raccogliere ciò che ci è indispensabile, per poi dedicare il resto del tempo che abbiamo deciso di impegnare nel fare le valigie, al “contorno”, magari evitando di farlo proprio la sera prima, per poter fare gli acquisti dell’ultimo minuto.

Il nostro cervello ci porta le soluzioni che gli chiediamo, noi dobbiamo essere bravi a metterlo in condizione di lavorare in maniera selettiva, concentrandosi su un aspetto alla volta, senza “incaponirsi” su un dettaglio rischiando di perdersi il quadro generale.

Proprio come per ogni altra cosa della vita… ;-)

Buon viaggio ovunque abbiate deciso di andare! (o di non andare).

Ma serve veramente la formazione?

domenica, maggio 29th, 2011

L’unico modo per saperlo, secondo me, è quello di andarlo a misurare nei fatti!

Per questo spesso chiedo ai miei corsisti che a volte rivedo dopo mesi o anni, “Cos’è cambiato dall’ultimo corso di formazione?” Che il corso sia stato fatto con me o con altri, le risposte sono le più disparate (o disperate)… spesso in correlazione con il tipo di attività svolta!

Eppure è bene capire cos’ha funzionato e cosa no, con serenità, obiettività e facendo tesoro dell’esperienza fatta.

In realtà ciò che rimane dopo un corso è ciò che abbiamo INTEGRATO nella nostra quotidianità, che abbiamo “fatto nostro” quasi al punto di non accorgerci che è diventato parte di noi, del nostro modo di fare.

D’altra parte è fondamentale capire che ciò che integriamo più facilmente è ciò che più ci ha emozionato, che ci ha lasciato una forte traccia dentro, ci ha fatto sentire che “si può fare”.

PER TROVARE QUALCOSA DOBBIAMO ANDARE A CERCARLA, MA ANDREMO A CERCARE SOLO QUELLO CHE PENSIAMO CHE ESISTA.

Quello che ho scritto chiaramente nel mio libro “Osa Sognare!” è che spesso il motivo per cui non otteniamo i risultati che vogliamo è che non crediamo che sia possibile ottenerli, o addirittura non sappiamo che si possano ottenere.

Fare un percorso nel quale tocchi con mano cosa vuole dire “fare squadra”, “comunicare efficacemente”, “essere leader”, “mettersi in gioco per crescere”, “apprendere”, vuole dire che in quel momento so che si può fare, non solo, so anche che l’ho fatto io, l’ho vissuto personalmente.

A questo punto lo devo solo integrare nella mia realtà quotidiana. Il che non è un passo banale, ma che comunque viene sempre e solo dopo che ho capito che lo posso fare.

Per questo non comincio mai un incontro di formazione senza prima aver chiesto a tutti: “Che cosa hai applicato dei concetti visti l’ultima volta?”. La teoria è affascinante, ma senza la pratica rimane solo uno sterile esercizio di pensiero.

La cosa bella poi è che integrare nella quotidianità significa in TUTTA la quotidianità, non solo applicandola sul lavoro e poi basta.

Infatti “essere un buon componente del team” o “essere un buon comunicatore” non è “comportarsi da buon componente del team” o “comportarsi da bravo comunicatore”, riguarda l’essenza intima delle persone, la propria identità, ed è solo a quel livello che ci garantiamo di aver fatto il salto di qualità.

Non abbiamo solo imparato a fare qualcosa che in certi contesti funziona, abbiamo visto che è possibile ESSERE un certo tipo di persona, abbiamo visto come allenarci per diventarla e, un passo alla volta, lo siamo diventata.

Spesso mi capitano corsisti di aziende che mi vengono a dire “sai che le cose che abbiamo fatto al corso funzionano anche con i miei figli” e questo è un bellissimo segno, perché significa averle portate nella quotidianità.

Essere un buon comunicatore, o un buon “problem solver” ad esempio, non serve solo nel lavoro, serve anche a casa, e mi posso allenare ad esserlo anche in famiglia; e lo stesso vale per tutti i concetti che possiamo sperimentare in ogni percorso.

La cosa potente del percorso è che sai quando è cominciato, ma non sai che poi non finirà mai, in quanto ogni giorno ci verrà data la possibilità di metterci in gioco per continuare a crescere, per essere sempre il meglio di noi stessi!

Buon allenamento a tutti!

Paolo

Vuoi dire la tua? Clicca qui, scegli “Chiedimi qualcosa” (tasto verde) e Scrivi nel form in due righe “Cos’è cambiato dopo l’ultimo corso di formazione?”. Dai il tuo punto di vista sulla formazione: cosa la rende efficace o non efficace?