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Allineare i livelli logici della nostra vita per evitare gli autosabotaggi

domenica, marzo 13th, 2011

Hai mai fatto caso che a volte sono i nostri stessi schemi ad impedirci di raggiungere ciò che vogliamo veramente? Io vedo queste storie continuamente… Ad esempio Giacomo, ottimo dipendente che sa di meritare una promozione perché sa fare bene il suo lavoro, ma ha contemporaneamente un’identità di “brava persona” ed una convinzione che le “brave persone” non si lodano, non parlano dei loro meriti, mantengono un profilo basso… hai già capito come va a finire…

Giovanni invece è un imprenditore di successo, sta riuscendo a portare la sua azienda a crescere come vuole lui, ad un certo momento però un dipendente non fa bene il suo dovere, lui se ne accorge e lo riprende, il caso dopo un po’ si ripresenta e lui sa che questa volta lo deve punire, però…

…però lui ha di se l’immagine di “persona buona”, mentre pensa che chi decide azioni disciplinari nei confronti dei dipendenti sia un “bastardo”, e lui non vuole essere un bastardo!

Giovanni SA che deve agire, deve essere severo questa volta, ma saperlo non gli basterà, questo “conflitto irrisolto” a livello d’identità e di convinzioni, rispetto ai comportamenti da tenere, inevitabilmente gli farà da freno e non lo renderà efficace nel suo agire.

Riusciamo ad avere un comportamento efficace quando siamo completamente allineati, quando sappiamo molto bene che tipo di visione stiamo realizzando e che tipo di persona (identità) dobbiamo essere per riuscire a realizzarla al meglio.

Ad esempio se la nostra visione da realizzare è un futuro di speranza e di guarigione per un nostro famigliare sapremo che il nostro ruolo più adatto non è quello passivo di “famigliari in balìa dei pareri medici”, bensì quello attivo di “agenti di guarigione”, strumenti efficaci per dare il proprio contributo per stimolare al meglio la guarigione.

Questo cambia il nostro modo di percepirci, va a cambiare le nostre convinzioni, i nostri atteggiamenti, le nostre azioni, fino a cambiare l’ambiente intorno a noi.

Non vuole dire che saremo in grado di cambiare qualsiasi cosa intorno a noi, ma che riusciremo a portare il miglior contributo possibile in linea con la vision che vogliamo realizzare.

Se la vision da realizzare è “un posto di lavoro dove si produce valore in armonia con i colleghi” e mi accorgo che a livello di convinzioni penso cose tipo “non sarò mai in grado di andare d’accordo con questa qui” allora è meglio che prima di sforzarmi ad agire in modo accondiscendente (livello comportamento) mi attivi per cambiare questa mia convinzione limitante, altrimenti è come cercare di correre con una corda che ci tiene legati ad un palo.

Quando siamo consapevoli delle nostre posizioni in ogni livello siamo in grado di capire se potremo agire con efficacia ed efficienza oppure se fare qualcosa ci comporterà un sacco di fatica, buona parte della quale spesa a combattere contro noi stessi!

Allineare i nostri livelli logici è la garanzia di riuscire a dare il meglio di noi rispetto al nostro obiettivo.

Se vuoi approfondire queste tematiche sull’allineamento dei livelli logici guarda nello spazio “Eventi” del sito o ricerca “livelli logici” per vedere quando è la prima serata in cui trattiamo questo tema.

I complimenti che fanno diventare grande.

giovedì, novembre 18th, 2010

“Se ti sgrido sempre non ti fai mica grande!”

Ho in mente questa frase di mia zia (quella del libro sul teamcoaching per capirci) e mi pare che renda bene l’idea: se vogliamo che la gente intorno a noi cresca, migliori, diventi più responsabile, più capace bisogna che sappiamo fargli i complimenti.

Sì, hai capito bene.

Contrariamente a quanto pensano certi manager e imprenditori “tuttodunpezzo” per i quali vale la regola che “se fanno bene hanno fatto il loro lavoro” e “se gli dico bravo allora si monta la testa, non fa più niente e mi chiede pure l’aumento”, fare i complimenti alle persone ha una funzione generativa.

Infatti quando riceviamo un complimento riceviamo un’indicazione precisa di cosa fare, di che cosa è piaciuto di quello che abbiamo fatto e (se il complimento è fatto bene) anche del perché.

Queste sono indicazioni straordinarie e importantissime per migliorare, per crescere.

Per contro se ricevo solo “sgridate”, “cazziate” e “ramanzine” varie saprò cosa fare (anche se spesso l’attenzione è posta sul cosa NON fare), ma probabilmente non sarò nello stato mentale ed emotivo giusto per farlo.

Ho avuto occasione in molte aziende di parlare con collaboratori e dipendenti che mi hanno confessato “se il capo almeno ci dicesse una volta bravo” “se almeno riuscissi a capire se quello che faccio va bene”.

Ci sono due aspetti nel complimento: uno mentale e uno emotivo.

Quello mentale ci dà appunto l’indicazione precisa di cosa è “stato fatto bene” e ci dice cosa viene apprezzato del nostro lavoro, quello emotivo ci mette nelle condizioni di voler fare ancora quelle cose “fatte bene” per ricevere ancora questa gratificazione emozionale.

Quindi da domani complimenti per tutti?

Complimenti per qualsiasi motivo e in qualsiasi condizione?

No, non credo che nemmeno questa sia una buona idea.

Credo che come sempre in un sano equilibrio si trovi la giusta misura, e che bisogna saper dosare i complimenti (che ci devono assolutamente essere) con i rimproveri, le evidenze delle aree di miglioramento del nostro operato.

Anche questo ci dà indicazioni di cosa fare, ma diversamente dal complimento ci fa sentire inadeguati, insufficienti.

Non ci premia emotivamente, anzi ci “deprime”.

Se vogliamo che le persone intorno a noi siano motivate ricordiamoci di fargli i complimenti per il lavoro fatto (e c’è sempre del buono in ogni lavoro e in ogni persona), questo specie quando la vediamo più in difficoltà.

Aggiungiamo, ma solo dopo aver preparato il terreno con un bel complimento, un’area di miglioramento, perché così spingiamo la persona a migliorare.

Se non ci sono i complimenti a preparare il terreno gli spunti al miglioramento basati su “quello che non va bene” saranno meno efficaci, (anche meno ascoltati, recepiti e più contestati) se non ci sono mai stimoli a crescere basati su “cosa manca” si tende a “sedersi”, a pensare che “siamo arrivati”, e anche questo non va bene.

Allenarsi a trovare questi equilibri è fondamentale se vogliamo che le persone intorno a noi stiano bene con noi e diano sempre il loro meglio.

Se qualcuno sta pensando “mica facile” allora è ora di cominciare a renderlo facile… allenandosi!

Quindi ora cerca qualcuno a cui fare un complimento e la prossima volta che vuoi che qualcuno faccia qualcosa meglio ricordati di cominciare a parlare da quello che sta già facendo bene!

Buon divertimento!

Paolo

TEAM COACHING

martedì, ottobre 19th, 2010

Per poter usare uno strumento bisogna sapere che esiste…(Leggi tutto)

Faenza, 12 gennaio 2011 – Comunicazione Efficace:  i modelli linguistici del più grande ipnoterapeuta del secolo scorso: Milton Erickson Sala delle associazioni, via Laderchi 3/a (parcheggio delle poste, via Naviglio) ore 20:33. Progetto Emozioni Mente Azioni

Chi è Anthony Robbins per me

sabato, giugno 5th, 2010

…e soprattutto cosa ha portato di buono nella mia vita.

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Ho sentito parlare di Anthony Robbins la prima volta che mi sono interessato alla pnl e dintorni, ho poi letto e riletto i suoi libri, e quando l’anno scorso mi hanno detto che veniva Roma ho pensato che non potevo perdermelo.

Infatti mi sono detto: “beh, anche se non è esattamente il mio modello di riferimento come trainer e coach, vedere in azione quello che per risultati è il numero uno al mondo, credo sia fondamentale per chi fa il mio lavoro” …e credo che lo sia anche per chiunque si trova a parlare in pubblico. ;-)

Così sono partito alla volta di Roma, con molto disincanto, sapendo cosa aspettarmi, mantenendo le distanze da quel “fantastico mondo” che so che lui sa creare… era un po’ come se “me la tirassi” e dicessi: “so che sei il numero uno, ma in fondo in fondo con tutta l’organizzazione e lo show che fai è poi più facile…”

Insomma sono arrivato in fiera giusto in tempo, come quando vai ai concerti ma invece di fare la fila sotto il sole per ore, arrivi 10 minuti prima dello spettacolo e ti metti dove trovi posto.

Per Robbins avevo preso un posto buono, quindi ero abbastanza tranquillo (quanto può stare tranquillo uno che si trova in mezzo a 5000 persone!-)

La prima sera si fanno i carboni ardenti… “che noia!” ha pensato la parte snob di me, “l’ho già fatto 4 volte…”.

Poi è arrivato sul palco Tony (per gli amici) e ho visto un energia incredibile partire da lui verso tutte le persone presenti, ho capito che non era l’organizzazione, non erano gli assistenti, non era lo show la forza, ma era lui.

È stato lo spettacolo nello spettacolo:

da un lato mi godevo i contenuti, percepivo la sua energia che coinvolge e travolge le persone presenti e li aiuta a fare un fantastico viaggio dentro loro stessi: “Non importa quanto sei avanti, se non sei già morto puoi ancora migliorare!” e dall’altra le sue modalità comunicative, l’uso del corpo, dei gesti della voce.

Via via che la giornata scorreva sentivo un energia sempre maggiore smuoversi dentro di me (che comunque non mi ritengo uno con poca energia normalmente!-), ma è stato al terzo giorno, quando ha fatto il lavoro sulle convinzioni, che ho veramente apprezzato la sua forza.

Premetto che di trainer e coach ne ho visti tanti al lavoro, ho sempre cercato di andare dai più bravi da Bandler a Dilts, da Roy Martina a Owen Fitzpatrick ne ho voluti vedere dal vivo all’opera tanti.

Il lavoro che ho visto fare sulle convinzioni limitanti da Robbins non l’ho mai visto fare con quell’intensità da nessun altro!

È chiaro che puoi andare anche dal più bravo del mondo e che se poi non ci metti la tua parte non funzionerà, non esiste nessuno che ti possa fare migliorare se tu decidi di non volerlo fare.

È altrettanto chiaro che se sei supportato da uno dei migliori al mondo i risultati che ottieni sono decisamente superiori!

Insomma ero arrivato con l’idea di “pagare pegno” al n. 1, vedere “quello famoso” e tornarmene a casa “a fare le mie cose” e invece ripartivo da Roma dopo aver comprato il biglietto per l’anno dopo.

Non solo, ma diverse persone hanno notato che nei corsi successivi che ho tenuto, in aula ero più carico, più efficace.

Per questo tra poche settimane torno da Robbins a Roma, e ci torno con un po’ di amici con i quali condividere questa esperienza fantastica, perché ho sperimentato la forza del gruppo dei pari, l’importanza della passione e la costanza dell’energia fisica.

Con la certezza di averti aiutato a fare la differenza,

a presto!

Ciao!

Paolo

I BODY GUARD, la comunicazione e l’apprendimento continuo…

sabato, maggio 15th, 2010

I BODY GUARD, LA COMUNICAZIONE E L’APPRENDIMENTO CONTINUO…

bodyguardLa sfida era senza dubbio interessante: il primo corso per responsabili della sicurezza nei locali (body guard per gli amici), reso obbligatorio dalla legge Maroni, ha visto alla partenza 27 “ragazzoni”, motivati quanto ognuno di noi se ci dicono che siamo obbligati a fare una cosa che riteniamo non utile.

Lo schema era quello tipico delle scuole dell’obbligo (ultima fila gremita e prima fila vuota), purtroppo la sala aveva le sedie fisse, disposte a platea e comode!

L’orario del corso dalle 19.30 alle 22.30…

Diciamo che c’erano tutti gli ingredienti per una gara in salita!

E in effetti così è stato all’inizio: “queste cose non ci interessano, noi non dobbiamo mica parlare con la gente”, mi provocavano, mi punzecchiavano continuamente, dopo ogni slide “noi abbiamo a che fare con gente ubriaca, a volte nemmeno in grado di capire quello che diciamo!”.

Beh, mi ci è voluto un po’… A momenti pensavo di non farcela, che mi sarei nascosto dietro i soliti “alibi”: “è tardi”, “braccia grossa e poca testa”, “sono stanchi”, “non sono abituati”…

Applicando le tecniche riuscivo a smuoverli un po’, ma non era abbastanza, non erano mai “tutti con me”. Poi un giorno ho voluto fargli fare una simulazione di cosa fanno loro veramente nei locali, e in quel momento, nel de briefing di quella simulazione, ho capito meglio la loro mappa, ma soprattutto è successa una cosa fondamentale: ho provato per loro, che si trovano a vivere situazioni impegnative e pericolose per cifre decisamente meno importanti di quello che possiamo pensare, un sentimento di vera comprensione.

Ho pensato: “accidenti, anche io se dovessi fare quello che devono fare loro in queste condizioni sarei così, come loro”.

E da quel momento le cose sono cambiate: mi sono sentito più in sintonia con loro, abbiamo affrontato temi più interessanti per loro e soprattutto in modo diverso, abbiamo tratto il meglio possibile dalla situazione.

Non solo sono riuscito a non farli dormire, a farli interagire, a fargli accettare i principi base della comunicazione efficace, della persuasione, della negoziazione, della gestione delle emozioni… ma alla fine loro sono stati contenti, sono venuti a stringermi la mano, alcuni mi hanno chiesto testi per approfondire i concetti, altri mi hanno detto “sai che in fondo queste sono cose che servono, anche nel nostro lavoro, forse non tutte, ma molte sì”…

Che dire: si continua ad imparare sempre: e questa volta la lezione era chiara:

LE TECNICHE AIUTANO MA NON BASTANO.

QUELLO CHE FA LA DIFFERENZA E’ SEMPRE IL METTERCI IN GIOCO,

PROVARE SENTIMENTI VERI PER GLI ALTRI.

Anche di questo parleremo martedì 25 maggio a Faenza dalle 20.30 alle 22.30 circa nella sala delle associazioni in via Laderchi, una serata per l’associazione Porte Aperte, ma non solo…

(leggi qui per altre info…)

Colgo l’occasione per ringraziare ECIPAR Ravenna per avermi dato l’opportunità di mettermi in gioco con i body guard (sta partendo la seconda edizione) e il Comune di Faenza per la sala che ci mette a disposizione per dare maggiori strumenti ai famigliari dell’associazione.

A presto!

e … mai smettere di farsi domande.

Parola di Einstein!